Comune di Uta

Come accennato, numerosi siti archeologici, dimostrano una frequentazione del territorio fin dalle epoche più remote. Vari rinvenimenti di materiale lapideo riconducibile a strumenti, frammenti di ceramica, ossidiana, hanno permesso di datare le diverse epoche storiche.

Molto interessante è il sito prenuragico de Su Niu de Su Pilloni (tardo Neolitico), in cui è possibile vedere i resti di strutture in blocchi di pietra, disposte in modo circolare, probabilmente riconducibili a capanne, oltre ai resti di una imponente cinta muraria a difesa del complesso posto sulla sommità di alcune colline rocciose dai fianchi piuttosto scoscesi.

Sono stati anche trovati, orami divelti, anche diversi menhir.

Risalenti all’età del bronzo sono le numerose strutture nuragiche, alcune ben conservate, presenti nella località denominata Su Planu de Monti Arrexi e s’Inziru. Altri resti appena visibili sono sparsi nelle campagne.

Nel territorio comunale, nel 1849, furono rinvenuti diversi bronzetti nuragici, ora custoditi nel museo archeologico di Cagliari, tra cui il famoso Capo Tribù alto oltre trenta centimetri.

Le attestazioni di una frequentazione del territorio nel corso dell’età romana, seppur numerose, non trovano conforto nella presenza di strutture evidenti. In più aree si rivengono, infatti, frammenti ceramici, materiale da costruzione laterizi e tegulae, ma in nessun caso essi risultano in associazione ad elementi strutturali. Le notizie più interessanti di ritrovamenti effettuati in località “Tanca de Porceddu,” custodite nell’archivio della soprintendenza, suggeriscono l’esistenza di una probabile struttura termale. (MARIA CRISTINA CICCONE – 2000, pubblicazione Soprintendenza Archeologica – Quaderni 17/2000)

L’età del basso medioevo è documentata dalla presenza dei ruderi di numerose chiese dedicate a Santa Maria Magramixi, San Tommaso, Sant’Ambrogio, San Leone.

La Chiesa di Santa Maria, situata nell’immediata campagna a sud del paese, è uno di più belli e meglio conservati esempi di architettura romanica in Sardegna. Esternamente è realizzata in conci di pietra calcarea ben squadrati e tenuti insieme con pochissima malta secondo la tradizione antica.

All’interno del recinto della chiesa è presente un pozzo profondo rivestito internamente con pietre squadrate. 

Alla fine degli anni novanta fu fatto un censimento dei beni archeologici presenti nel comune con la supervisione della Soprintendenza e dell’Archeologa D.ssa Maria Cristina Ciccone, che ha permesso di catalogare i vari siti. Si è in attesa di finanziamenti regionali o statali per effettuare ulteriori ricerche in quanto il territorio è ricco di resti archeologici risalenti alle più svariate epoche.