Nel passato le attività prevalentemente esercitate erano l’agricoltura e la pastorizia oltre che la caccia ed il taglio della legna. Le donne erano mastre nella tessitura. Fino alla metà dell’800 erano presenti una cinquantina di telai. Anche la pesca nei fiumi limitrofi costituiva una fonte di reddito. I prodotti venivano venduti nel mercato di Cagliari ed il loro trasporto veniva effettuato su carri trainati da cavalli.
L’allevamento delle capre era praticato nelle zone di montagna, per cui i pastori rimanevano anche più di un mese fuori casa, soggiornando nelle tradizionali capanne chiamate “sa pinnetta”.
Molto praticata da “is pillonadoris”, prima che diventasse illegale, era l’uccellaggione, ossia la cattura di tordi e merli (pilloni de taccula) con lacci fatti di crine di coda di cavallo. Gli uccelli venivano spennati dalle donne e bolliti nell’acqua salata e poi aromatizzati con foglie di mirto.
Diffusa e proficua era la coltivazione del grano. La farina veniva ottenuta con le macine in pietra (sa moba) azionate da un asinello . La farina e la semola veniva poi separata dalla crusca con il setaccio e utilizzata per la panificazione nel tradizionale forno, a legna che era presente in quasi tutte le abitazioni., per la produzione de su marizzosu o civraxiu (a base di farina) e su coccoi (a base di semola)
Le lavorazioni dei terreni erano eseguite con aratri ed altri attrezzi trainati da cavalli o da gioghi di tori di un’antica razza, la cui forza era conosciuta in tutto il circondario.
Il costume tradizionale si quello indossato dagli uomini che quello indossato dalle donne era quello simile a quello degli altri paesi del Campidano, salvo qualche eccezione cromatica e di tessuto.